L’auto del futuro dovrà difendersi dagli hacker

Grazie all’evoluzione tecnologica e a grande richiesta del pubblico, le vetture d’ultima generazione trovano in internet un partner irrinunciabile: è così che ad esempio possono fungere da hot spot Wi-Fi tramite sim card integrate, oppure da semplice ripetitore per la telefonia mobile, spesso replicando in vettura alcune app originariamente progettate per gli smartphone.

Ogni conquista ha però il suo prezzo. L’accesso alla rete non è mai a senso unico, e nessun dispositivo è veramente “chiuso”. Questo il parere di Carlo Del Bo, executive advisor presso BizEmpowerment SA di Lugano e da oltre 25 anni security manager e specialista della cyber defense: «L’accesso al web porta in dote, inevitabilmente, una vulnerabilità. Non importa quale sia lo strumento che accede alla rete. Recenti attacchi hacker negli States, ad esempio, hanno avuto come vittime frigoriferi e televisori connessi a internet. Elettrodomestici che, contrariamente ai PC, nella stragrande maggioranza dei casi non sono protetti da antivirus, non hanno a disposizione firewall e non applicano gli aggiornamenti di sicurezza via via rilasciati dai produttori di software. L’auto non fa eccezione».

Tesla

La prima vettura vittima di hackeraggio è stata Tesla Model S (in figura). Il problema non riguarda soltanto la perdita o il trafugamento di dati sensibili, quanto piuttosto la sicurezza degli automobilisti. «L’auto da un lato potrebbe fungere da cavallo di Troia per quanti volessero accedere indirettamente a smartphone e dispositivi mobile che dialoghino con il veicolo – prosegue Del Bo –, dall’altro potrebbe non rispondere di se stessa. L’elettronica governa oggigiorno l’80% delle tecnologie d’una vettura. Dall’ABS all’ESP, agli air bag, senza dimenticare le smart key e i moderni dispositivi di sicurezza; ad esempio l’arresto automatico in caso di collisione imminente. Violare l’elettronica di un veicolo può significare prenderne possesso a distanza. A maggior ragione quando i sistemi di guida autonoma, attualmente in fase di prototipazione, diventeranno operativi». Una questione che solleva interrogativi rilevanti in sede di responsabilità civile e penale. Per fare un esempio, qualora l’apertura degli air bag indotta da un pirata informatico dovesse causare un incidente, la colpa sarebbe da ascrivere al solo hacker, oppure anche alla Casa automobilistica che non ha saputo prevenire un attacco cibernetico? Negli Stati Uniti il tema è già caldo, in Europa lo diventerà nei prossimi anni. Mentre il rischio di attacchi ai sistemi informatici sta acquisendo una sempre maggiore rilevanza strategica e operativa, una contromisura adeguata e univoca non è ancora disponibile. Gli esperti della sicurezza però si sono già attivati, in primis Carlo Del Bo, pioniere nel nuovo ramo della “car defense”.

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